Villa Marchese

 

La situazione descritta ha reso per secoli complicato il collegamento tra le due sponde del torrente Polcevera, che non erano collegate da ponti e il guado era possibile solo in pochi punti. La prima notizia di un ponte tra Sampierdarena e Cornigliano risale al 1411, ma il primo ponte in muratura fu costruito solo nel 1550, grazie ad un lascito del nobile Benedetto Gentile, in memoria di un figlio annegato nel guadare il torrente. Appare difficile oggi, vedendo il traffico caotico che percorre l’attuale ponte, immaginare che in tempi lontani il percorso più agevole tra Sampierdarena e Cornigliano fosse quello via mare!

Un po’ di storia e il ruolo del Ponte di Cornigliano durante l’assedio di Genova (1800) che durò due mesi e provocò diecimila morti per malattie e carestia

Sotto l’offensiva austriaca che ebbe inizio il 6 aprile e caduta ogni velleità offensiva, non restò al generale nizzardo Massena che chiudersi nella piazzaforte di Genova per resistere sino a che, come promesso da Bonaparte, l'Armata di Riserva, non fosse giunta a liberarlo. Cessata ogni resistenza nemica in campo aperto, gli austriaci si portarono a tiro delle mura, creando un'impenetrabile cintura attorno alla città, sbarramento attraverso cui, per quasi due mesi, non passarono né rinforzi né viveri e neppure notizie sui progressi dell'armata di Bonaparte; aspetto questo che ebbe un peso notevole nelle ultime decisioni di Massena.

Destò sempre un certo stupore il fatto che una grande e ricca città passasse, nel giro di poche settimane, dalla normalità alla carestia più nera. Genova contava in tempo di pace circa 85 mila abitanti. Con l'inizio dell'assedio una folla di profughi, provenienti dai paesi circostanti, si riversò entro le mura portando il totale delle presenze a 120 mila persone. A queste, naturalmente, vanno aggiunti i diecimila soldati di Massena che ricevevano le loro razioni dal Comitato degli edili, con precedenza sulla popolazione. Il 1799 era stato un anno di per sé assai duro, quanto ai rifornimenti, sia per la guerra che aveva devastato la pianura padane sia per inclemenze stagionali.

Fortunatamente prima che gli Inglesi bloccassero i traffici marittimi, qualche veliero aveva potuto entrare in porto con carichi che si rivelarono provvidenziali.

Nei mesi del blocco la mortalità crebbe in modo spaventoso. Nel solo ospedale di Pammatone i decessi passarono dai 197 dell'ultima settimana di marzo ai 590 della seconda settimana di luglio, cioè ad assedio concluso. All'arrivo dei primi viveri, 1700 persone morirono di indigestione. Mancano le cifre globali sulle vittime dell'assedio, l'unico dato ufficiale è che, da aprile a settembre, furono seppelliti lungo il Bisagno 9.850 cadaveri.

Scaduto il termine indicato da Bonaparte, senza notizie dell'Armata di Riserva, Massena il 2 giugno accettò di trattare la resa. In una cappelletta dedicata alla Beata Vergine allora esistente a metà del ponte di Cornigliano, attorno ad un piccolo tavolo, presero posto il generale Ott, l'ammiraglio inglese Keith, Massena e il ministro Luigi Crovetto per al Repubblica Ligure. I vincitori si mostrarono eccezionalmente arrendevoli: concessero tutto quanto Massena chiedeva. Sembravano dominati da una gran voglia di concludere. I francesi non sapevano che Melas aveva ordinato di chiudere al più presto la partita con Genova perché Bonaparte si stava avvicinando. Il Primo Console seppe della resa di Massena da una lettera presa ad un corriere nemico che galoppava verso Vienna.

 

Ponte di Cornigliano (1903) La Madonnina del Ponte

Gli imperiali entrarono in Genova il 5 giugno, passando sotto archi di trionfo eretti dai filoaustriaci. Ma venti giorni dopo, in seguito alla vittoria di Bonaparte a Marengo, la città fu riconsegnata ai francesi e sotto gli stessi archi di trionfo, trasformati in fretta da imperiali in repubblicani passò, con le sue truppe, il generale Suchet.

Ponte di Cornigliano 1914 (foto collezione Finauri)

 

La Cappelletta

Il Ponte oggi