Sotto l’offensiva austriaca
che ebbe inizio il 6 aprile e caduta ogni
velleità offensiva, non restò al generale
nizzardo Massena che chiudersi nella piazzaforte
di Genova per resistere sino a che, come
promesso da Bonaparte, l'Armata di Riserva, non
fosse giunta a liberarlo. Cessata ogni
resistenza nemica in campo aperto, gli austriaci
si portarono a tiro delle mura, creando
un'impenetrabile cintura attorno alla città,
sbarramento attraverso cui, per quasi due mesi,
non passarono né rinforzi né viveri e neppure
notizie sui progressi dell'armata di Bonaparte;
aspetto questo che ebbe un peso notevole nelle
ultime decisioni di Massena.
Destò sempre un certo stupore
il fatto che una grande e ricca città passasse,
nel giro di poche settimane, dalla normalità
alla carestia più nera. Genova contava in tempo
di pace circa 85 mila abitanti. Con l'inizio
dell'assedio una folla di profughi, provenienti
dai paesi circostanti, si riversò entro le mura
portando il totale delle presenze a 120 mila
persone. A queste, naturalmente, vanno aggiunti
i diecimila soldati di Massena che ricevevano le
loro razioni dal Comitato degli edili, con
precedenza sulla popolazione. Il 1799 era stato
un anno di per sé assai duro, quanto ai
rifornimenti, sia per la guerra che aveva
devastato la pianura padane sia per inclemenze
stagionali.
Fortunatamente prima che gli
Inglesi bloccassero i traffici marittimi,
qualche veliero aveva potuto entrare in porto
con carichi che si rivelarono provvidenziali.
Nei mesi del blocco la
mortalità crebbe in modo spaventoso. Nel solo
ospedale di Pammatone i decessi passarono dai
197 dell'ultima settimana di marzo ai 590 della
seconda settimana di luglio, cioè ad assedio
concluso. All'arrivo dei primi viveri, 1700
persone morirono di indigestione. Mancano le
cifre globali sulle vittime dell'assedio,
l'unico dato ufficiale è che, da aprile a
settembre, furono seppelliti lungo il Bisagno
9.850 cadaveri.
Scaduto il termine indicato
da Bonaparte, senza notizie dell'Armata di
Riserva, Massena il 2 giugno accettò di trattare
la resa. In una cappelletta dedicata alla
Beata Vergine allora esistente a metà del ponte
di Cornigliano, attorno ad un piccolo
tavolo, presero posto il generale Ott,
l'ammiraglio inglese Keith, Massena e il
ministro Luigi Crovetto per al Repubblica
Ligure. I vincitori si mostrarono
eccezionalmente arrendevoli: concessero tutto
quanto Massena chiedeva. Sembravano dominati da
una gran voglia di concludere. I francesi non
sapevano che Melas aveva ordinato di chiudere al
più presto la partita con Genova perché
Bonaparte si stava avvicinando. Il Primo Console
seppe della resa di Massena da una lettera presa
ad un corriere nemico che galoppava verso
Vienna.

Ponte di Cornigliano (1903)
La Madonnina del Ponte
Gli imperiali entrarono in
Genova il 5 giugno, passando sotto archi di
trionfo eretti dai filoaustriaci. Ma venti
giorni dopo, in seguito alla vittoria di
Bonaparte a Marengo, la città fu riconsegnata ai
francesi e sotto gli stessi archi di trionfo,
trasformati in fretta da imperiali in
repubblicani passò, con le sue truppe, il
generale Suchet.

Ponte di Cornigliano 1914 (foto collezione
Finauri)

La Cappelletta

Il Ponte oggi