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Villa Bombrini ieri
Storia
Villa Durazzo Bombrini di Genova Cornigliano è sicuramente il più
prezioso e innovativo esempio di architettura residenziale del XVIII
secolo della nostra città.
Fu costruita a partire dal 1752, su progetto di Pierre Paul De Cotte
per il marchese di Gabiano, Giacomo Filippo II Durazzo.
Il De Cotte, ufficiale francese, giunto a Genova nel 1747 su un
vascello alleato della Repubblica, vi si stabilì per qualche tempo;
ingegnere militare, contribuì, al disegno e alle prime fasi della
realizzazione del sistema di fortificazioni genovese, in particolare
tra 1756 e 1758 progettò e sovrintese alla costruzione di Forte
Diamante, finanziato proprio da Giacomo Filippo II Durazzo.
Nel rapporto professionale instauratosi tra il marchese Durazzo e il
De Cotte si inserisce la progettazione e la realizzazione della
residenza di villeggiatura di Cornigliano.
Questo edificio, costruito quasi del tutto ex novo, fu concepito dal
suo progettista con il tipico impianto degli
hotels francesi
(dimore aristocratiche): un corpo di fabbrica centrale e 2 ali
laterali attorno ad una vasta
cour
d'honneur, tipo
di costruzione che, in maniera del tutto innovativa, riusciva a
conciliare le esigenze di rappresentanza e di grandiosità con una
moderna esigenza di accoglienza e intimità. Tale impostazione, ormai
consueta presso l'aristocrazia francese, era sicuramente
rivoluzionaria per il contesto genovese (ancora legato ad edifici di
impostazione cinquecentesca) e veniva a porsi come scelta di
avanguardia che superava i riferimenti locali pur riuscendo a
ribadire l'immagine di supremazia e di potenza ricercata dal
committente.
Coerentemente con la spiccata francesità che lo caratterizza, la
villa accoglie al suo interno il primo magnifico esempio di scalone
completamente a sbalzo costruito a Genova: in marmo di Carrara,
l'impianto è aereo ed elegante, curato nei particolari e
incorniciato dalla levità dei ricami della ringhiera di ferro
dipinto.
Verso il 1778, ad opera del genovese Andrea Tagliafichi, la
residenza vede l'aggiunta del portico e la ristrutturazione di molte
stanze.
Degni di nota sono ancora le decorazioni dei saloni di
rappresentanza, i lavori in ferro battuto, sia fissi che mobili, la
struttura originale del tetto e della copertura.
Infine, l'ampio salone di rappresentanza del piano terra, la Sala al
Mare, accoglie due importanti tele (misurano entrambe circa m 3,15 x
4,35) raffiguranti gli episodi biblici di
Debora e Barach
e
Giuditta che mostra la testa di
Oloferne, del
pittore napoletano Francesco Solimena, eseguite intorno al 1717, su
commissione dei marchesi Durazzo - e inizialmente destinate alla
loro residenza cittadina di Via Balbi.
Lo splendore e la magnificenza che caratterizzavano la residenza,
varcavano l'impianto dell'edificio e si estendevano nei rigogliosi
giardini che arrivavano, tra pergolati, alberi e siepi a lambire il
mare (all'epoca dei Durazzo distante poco più di 300 metri).
La ricca residenza Durazzo, che
nel 1815 ospitò Papa Pio VII (per ben due volte nell'arco di pochi
mesi), rimase di proprietà dei marchesi all'incirca fino al 1850; in
quel periodo fu ceduta, in cambio di latifondi in terra
lombarda, al nobile cremonese Filippo Ala Ponzoni, raffinato e colto
collezionista d'arte.
La fisionomia della Villa e dei suoi terreni incominciarono a mutare
in maniera decisa nel periodo di proprietà Ala Ponzoni: nel 1856
venne costruita la nuova ferrovia Genova-Voltri che tagliò il legame
dell'edificio con il mare.
Nel 1865 la dimora divenne proprietà della Casa Reale: Vittorio
Emanuele II l'acquistò come residenza per il figlio Oddone,
ritenendo che il principe, sofferente di evidenti malformazioni
fisiche e di salute molto cagionevole, potesse giovarsi del clima
marino.
Dopo la prematura morte di Oddone di Savoia avvenuta nel 1866, la
villa venne messa nuovamente in vendita: nel 1872 proprietà del Cav.
Patrone e negli ultimi anni dell'800 proprietà della Famiglia
Bombrini (gli ultimi proprietari privati della residenza).
Dopo i Bombrini, infatti, le vicende della Villa saranno
indissolubilmente connesse con quelle della nascente grande
industria.
Nel 1928 la villa passò all'Ansaldo (azienda fondata tra gli altri
da Carlo Bombrini) che ne fece sede dei propri uffici. Venne così a
modificarsi l'originaria destinazione degli ambienti, ma senza che i
caratteri di fondo dell'architettura fossero alterati.
Nel dopoguerra, i proprietari furono prima Sidermec (1951), poi la
Cornigliano SpA (1952) che nel 1961, fondendosi con Ilva, divenne
Italsider, cui si deve, nel 1958, un generale restauro dello
stabile.
Ad oggi, Villa Durazzo Bombrini, o meglio la parte residuale
rimasta, a seguito delle trasformazioni industriali subite dal
territorio e da parte della proprietà, è di Società Per Cornigliano
SpA che l’ha acquistata da Fintecna SpA società interamente
controllata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, costituita
con il compito di ristrutturare e privatizzare le attività dei
settori delle costruzioni, dell'ingegneria civile e impiantistica
facenti capo all'IRI.
Da
www.percornigliano.it

Foto interni con scalone a sbalzo
autoportante

Villa Durazzo-Bombrini a Cornigliano oggi
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