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Area ex Gasometri di Cornigliano:  l’ambiziosa storia di un importante pezzo di terra                                                                                             A cura di Filippo Tassara presidente Ascovil (Associazione per la tutela e la valorizzazione dei palazzi di villa di Cornigliano)

Alla metà del Trecento pochi luoghi erano così pittoreschi come Cornigliano, distesa tra i colli e il mare e punteggiata di splendidi palazzi nobiliari.

Un sito di particolare pregio era quello che si trovava in riva al mare, non lontano dalle limpide acque della foce del torrente Polcevera, dove lo sguardo poteva spaziare sulle ampie spiagge sabbiose comprese tra Capo di Faro con la sua svettante Lanterna e l’isolotto di S. Andrea che concludeva il promontorio degli Erzelli. All’inizio del Quattrocento questo angolo di paradiso era per la maggior parte equamente ripartito tra Antonio Spinola, Martino Pallavicino e Giuliano de Mari.

Nel corso del secolo i tre aristocratici o i loro eredi cedono queste proprietà: quella di Antonio Spinola va agli Spinola di Campofreddo, quella di Giuliano de Mari è divisa tra Alaone Casanova ed altri due personaggi che risulteranno poi di minore rilievo, mentre quella di Martino Pallavicino è acquisita in parte dal generoso Battista Spinola e in parte, negli anni Settanta dello stesso secolo, da Anfreone suo figlio.

Quest’ultimo scommette su Cornigliano e si dedica all’ingrandimento del suo podere, cedendo altri beni, come la sua parte del feudo di Castellaro e Pompeiana, ai suoi ricchi fratelli. Con un complesso gioco di compravendite e baratti con l’abate di S. Andrea di Sestri entra in possesso dei terreni ai confini con quelli dei Casanova e di Francesco Gentile e, compiuto il suo disegno di espansione territoriale, edifica finalmente una meravigliosa dimora che fa da sfondo alla sua ormai ampia villa.

Nel suo “palazzo bellissimo posto al prospetto del mare”, come lo descrive il cronista dell’epoca Marin Sanudo,  Anfreone ospita il futuro Imperatore Massimiliano d’Asburgo e Ludovico il Moro, Duca di Milano.

Qui sessant’anni più tardi Michelangelo Gentile, soprannominato “l’erede” – erede per l’appunto del ricco zio e doge Benedetto Gentile che era succeduto agli Spinola nella proprietà e a cui Cornigliano è ancora oggi grata per il lascito che permise la ricostruzione del ponte in solida pietra – offriva ai suoi ospiti piacevoli feste sulla spiaggia del mare che si concludevano con ricchi banchetti nelle grandi sale della sua casa.

Quasi due secoli dopo, come una tempesta, la guerra di Successione Austriaca passa per Cornigliano dove le soldataglie scavano trincee, spogliano gli edifici e bruciano la costruzione eretta da Anfreone Spinola, della cui opera rimane soltanto il grande giardino. I proprietari non possono permettersi di restaurare la struttura perché le spese per renderla “meramente abitabile” sarebbero spropositate.

Provvidenzialmente capita proprio in quel mentre un “soggetto facoltoso”, nella persona di Giacomo Filippo II Durazzo, che, allettato dal prezioso, ma inutilizzabile lotto di terreni che fronteggia i ruderi, nel 1752 se ne appropria con una generosa offerta. Contemporaneamente, per poter realizzare il progetto che ha in mente, riesce a farsi vendere anche l’adiacente villa appartenuta agli Spinola di Campofreddo, presidiata soltanto da una sorta di semplice fattoria.

A questo punto, finalmente proprietario del grandissimo appezzamento, affida all’architetto militare Pier Paul de Cotte e al capo d’opera Andrea Orsolino la costruzione di un grandioso palazzo disegnato secondo i dettami della moda francese, composto di più appartamenti per i diversi membri della famiglia e decorato in un movimentato e variopinto stile rococò. La luminosa facciata principale domina l’elegante giardino all’italiana, il grande parco e la spiaggia del mare, mentre il severo retro del palazzo, rivolto verso monte, si affaccia sulla capace corte da cui accedono gli ospiti.

Il figlio di Giacomo Filippo, Marcello Durazzo, decide alcuni anni più tardi di valorizzare ulteriormente la villa: intorno al 1768 acquista dagli Imperiale Lercari un’altra proprietà a ponente della propria e giunge così ai confini della villa dei Gentile: prolunga il viale parallelo alla costa e lo fa concludere con una quinta che accoglie una importante statua marmorea. Nel 1777 acquista il podere coltivo dei Crosa, che gli permette di raggiungere il Polcevera; suo figlio Giacomo Filippo III prolunga quindi il viale anche verso levante e nel 1781 sulla riva del torrente fa costruire dall’architetto Andrea Tagliafichi una Coffee House secondo la moda inglese, una sorta di tempietto neoclassico in cui sorseggiare una tazza calda immersi nella natura.

Mentre il palazzo ospiterà in una delle ali laterali un famosissimo museo, ricco di raccolte artistiche e naturalistiche, i curati giardini saranno un laboratorio per collezioni botaniche sperimentali.

Non molti anni dopo la caduta della Repubblica Aristocratica, i Durazzo cedono la villa al nobile Filippo Ala Ponzone, mecenate e mazziniano, che farà partire dalla spiaggia antistante i suoi terreni una delle spedizioni dei Garibaldini. Negli anni Sessanta dell’Ottocento egli ospita a Cornigliano il principe Oddone di Savoia e nel 1865 il re Vittorio Emanuele II acquista la villa come dimora per il figlio. E’ interessante notare come nelle carte sabaude dell’archivio di Torino è ancora evidenziata l’importanza della Coffee House, indicata come “Caffè del Principe”. Gustavo Dufour ricorda di quell’epoca il piazzale con la grande vasca di marmo al centro, da dove partiva “un viale largo, fiancheggiato da antichi platani e statue marmoree” che univa il palazzo al mare.

Morto Oddone, dopo un primo passaggio ai Patrone, i beni vengono acquistati dai Bombrini che alienano parte dei campi per la creazione delle officine Savoia, mentre il palazzo viene lasciato dapprima vuoto e poi ospita per qualche tempo gli ospedali della Duchessa di Galliera; passato all’Ansaldo viene utilizzato come importante e prestigiosa sede direzionale. Nel frattempo i terreni alienati entrano a far parte delle aree ILVA ed ospitano per lungo tempo due giganteschi gasometri, poi rimossi una volta concluso il ciclo industriale che li richiedeva.

Secondo gli accordi stipulati nel 1999 e nel 2005 il palazzo, restaurato, diviene sede di un ente denominato “Società per Cornigliano”, finalizzato al recupero del quartiere, e la popolazione di Cornigliano ottiene le aree già occupate dai gasometri come parziale compensazione dei danni subiti durante i decenni di presenza dell’industria inquinante, con la sottintesa promessa della realizzazione di un grande parco cittadino che dovrà di nuovo impreziosire il quartiere e la sua più prestigiosa villa, senza dubbio una delle più importanti di tutto il Genovesato.

Perduto il castello Raggio, la valorizzazione del complesso del parco e del palazzo di villa Durazzo Bombrini rappresenta l’ultima occasione per Cornigliano e per i suoi abitanti, che hanno titolo di essere informati in anticipo e coinvolti consapevolmente nelle decisioni in proposito, di godere di nuovo di una parte importantissima di quel meraviglioso e tanto rimpianto paesaggio per il quale nel passato questa località era famosa nel mondo.

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